Il «verum-factum» prima di Vico di Arduino Agnelli

/ Il «verum-factum» prima di Vico di Arduino Agnelli f R odolfo M ondolfo : Il « verum-factum » prima di Vico, Napoli, Guida editori, n. 1 della collana « Studi vichiani » diretta da Pietro Piovani, 1969, pp. 88, lire 1000. N on si può che salutare con vivo com­ piacimento e con l’espressione dei più caldi voti augurali l’iniziativa assunta da Pietro Piovani con questa nuova collana di studi vichiani, intesa come « ideale luogo d’incontro tra filosofi, storici, filo­ logi, eruditi, direttamente o indiretta­ mente interessati alla comprensione del ' problema Vico ', alla decifrazione, im­ mediata o mediata, del suo significato nella storia del pensiero moderno: nei suoi punti centrali o periferici, nei suoi antecedenti, nei suoi influssi ». Va detto subito che nessun inizio po­ teva essere tanto fedele all’assunto idea­ le: con la consueta maestria, Rodolfo Mondolfo affronta uno dei punti cen­ trali, anzi il punto eminentemente cen­ trale, della riflessione di Vico, alla luce dei suoi antecedenti e dell’influsso eser­ citato sui pensatori posteriori. Si tratta della rielaborazione del saggio « Verum ipsum factum » dall’antichità a Galileo e Vico, scritto per invito del Comitato nazionale per le manifestazioni celebra­ tive del quarto centenario della nascita di Galileo e pubblicato, oltreché nella raccolta ufficiale, sul n. 4 dell’annata 1966 della rivista « Il ponte ». La rielaborazione consente di arric­ chire il discorso sul rapporto che inter­ corre tra conoscere e fare, mettendo bene in luce come la distinzione antica tra homo sapiens e homo faher, se presenta netti gli aspetti della separazione e del contrasto, non può fare a meno di ve­ dere associate nelle stesse persone le attività tecnico-produttive e quelle con­ templative. Il nesso si presenta almeno come problema, come esigenza posta dal­ l’identità del soggetto cui vengono im­ putate le due diverse attività. C’è tuttavia qualche autore in cui sembra presagito il principio vichiano ^ ‘"pgr-cui si conosce solo ciò che si fa. È bene precisare subito: Mondolfo de­ linea la storia r’ua problema, non si limita ad una data soluzione, andando alla ricerca ài precursori, secondo quel metodo per cui alla fine sono avviliti precurso:. e precorsi, irriconoscibili dopo l’appiattimento spersonalizzante. Nel sag­ gio nondolfiano, invece, si mostra la co­ stanza di alcune domande fondamentali, che l’uomo si è posto nelle diverse epo­ che, ma ben vigile è l’attenzione volta ad individuare la diversità delle risposte. Dopo essersi soffermato sullo scrittore ippocratico autore del De victu e su Filone Alessandrino (in ispecie sullo scrit­ to Quod Deus sit immutabilis), giacché nel primo sono accenni e nel secondo svolgimenti precisi del principio gnoseo­ logico del fare fonte e condizione del conoscere (già affrontati in un saggio pubblicato in Miscellanea di studi ales­ sandrini in memoria ài A. Rostagni, To­ rino, 1963 e in Momenti del pensiero greco e cristiano, Napoli, 1964), Mon­ dolfo conclude nel modo più rigoroso. « Tanto nello scrittore ippocratico quan­ to in Filone appare in piena luce la funzione del fare come fonte della co­ noscenza, anche se appare meno chiara­ mente il suo carattere di condizione im­ prescindibile della stessa, come si trova affermato in tempi moderni da Vico » (pp. 14-15). Non si può dimenticare tut­ tavia nemmeno la tendenza della teoria dello sforzo creatore, delle realtà gene­ rate conosciute da chi dà loro vita, delle realtà prodotte conosciute da chi le pro­ duce con la sua arte. Quando l’attenzione si sposta dal pen­ siero antico a quello rinascimentale, non a caso essa muove da uno studioso di Filone, quel Marsilio Ficino, che, nella Theologia platonica, considera l’arte uma­ ECONOMIA E LAVORO N. 5 settembre-ottobre 1969 EDITORIALE Fabrizio Cicchitto : Fernando Santi ARTICOLI Ferruccio Marzano : Program­ mazione e realtà nello svilup­ po economico italiano: alcune osservazioni critiche NOTE CRITICHE Gino Fianco : Il congresso del­ le Trade Unions Angelo Forzoni : Evitare la deflazione SAGGIO Alan Fox - Allan Flanders: La riforma della contrattazio­ ne collettiva: da Donovan a Durkheim DOCUMENTAZIONE Reno Ferrara: Il lavoro e la localizzazione degli impianti industriali RECENSIONE A. Z.: A cosa è servita la po­ litica di spesa pubblica straor­ dinaria na una specie di natura, che tratta la materia dal di fuori, e la natura un’arte che modella la materia dal di dentro. Nel Commentarium in Parmenidem, poi, si dice di Dio che, nel conoscere se stesso come principio di tutte le cose, tutte immediatamente le conosce e le fa. L’uomo, però, può trovarsi in situa­ zione analoga. È quanto dice pure Leo­ nardo, allochè nega l’esistenza della ve­ rità, se manca la certezza dell’esperienza: per conoscere veramente bisogna produrre l’oggetto della nostra conoscenza. Per Gerolamo Cardano nel Tractatus de arca- nis aeternitatis solo la matematica è scienza vera: la scienza della mente che fa le cose è quasi la cosa stessa, mentre la scienza naturale è d’altro genere (così nel Vico del De antiquissima si contrap­ pongono scienze matematiche e scienze fisiche). Preciso è il giudizio mondolfiano su questo momento: « mentre Cardano an­ ticipa la riflessione vichiana solo nel­ l’aspetto relativo alle matematiche. Fi­ cino offre anche l’altra parte, cioè la considerazione della creazione universale compiuta da Dio, come fonte e prova della sua onniscienza », motivo schietta­ mente rinascimentale il primo e proce­ dente fino a Galileo, risalente invece al principio gnoseologico di Filone il se­ condo. Per Galileo la matematica non è nè creazione della mente nè astrazione, ben­ sì la lingua in cui è scritto il libro della natura. Solo perchè . opera dello stesso creatore della natura, la mente umana può capire: non può cogliere che poche delle infinite proposizioni delle scienze matematiche pure, quelle poche però con la stessa certezza obiettiva della cognizione divina, in virtù delle dimo­ strazioni per cui essa è creatrice (nella matematica umana il vero ed il fatto si identificano). Conoscenza certa, tutta­ via, si ha solo grazie al metodo speri­ mentale. L’esperimento, processo sinteti­ co, deve essere preceduto dall’esperienza e dal processo analitico, ma chi lo con­ duce, proprio perchè esso è produzione attiva e ragionata di effetti, deve posse­ dere le ragioni. Diter è questo: dai fatti all’idea della loro connessione razionale e da questa ai fatti con la deduzione della loro necessità. Se conoscenza vera dei fenomeni è solo quella che si ot­ tiene per mezzo della loro produzione, Galileo col metodo sperimentale ha im­ plicato il principio per cui si conosce ciò che si fa, « ma in ciò non soltanto ha precorso col suo esempio la teoria della conoscenza di Vico, ma ha supe­ rata la difficoltà opposta da Vico alla fisica, di non poter mai passare dalla conoscenza verosimile alla vera per l’in­ capacità umana di produrre i fenomeni naturali » (p. 52). Dopo un nuovo capitolo sul principio, quale si presenta in Campanella, Hobbes e Gassendi, il rilievo che assume la posizione di Galileo e della sua, scuola vien visto alla luce del giudizio espresso da Kant nella prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura-, « essi compresero che la ragione scorge soltanto ciò che essa stessa produce se­ condo il suo disegno ». Per Vico il regnum hominis è solo il mondo della storia e della cultura, dove il prodotto umane individualissimo, 89

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